# MCP passa alla Linux Foundation: uno standard aperto e neutrale
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Sempre più programmi di intelligenza artificiale non si limitano a rispondere a domande: leggono file, interrogano database, usano strumenti esterni per conto di chi li adopera, come fa ormai anche un assistente che lavora da riga di comando. Perché tutto questo funzioni serve un modo comune per collegare quei programmi ai sistemi con cui devono parlare. Uno degli standard più diffusi per farlo si chiama MCP. All’inizio di dicembre 2025 è stato annunciato un cambiamento che lo riguarda: MCP non è più governato da una sola azienda, ma è passato sotto una fondazione indipendente. La notizia interessa soprattutto chi costruisce software su questo standard, ma vale la pena capirla anche da fuori, perché tocca un punto semplice: di chi ci si fida quando si sceglie una tecnologia su cui appoggiare il proprio lavoro.
Cos’è MCP
Partiamo dai termini. MCP sta per Model Context Protocol, che si può tradurre come «protocollo di contesto per i modelli». Un protocollo è un insieme di regole condivise che permette a due programmi di parlarsi, un po’ come una lingua comune. MCP definisce un modo standard per collegare le applicazioni di intelligenza artificiale - per esempio un assistente come ChatGPT o Claude - ai sistemi esterni: documenti, database, strumenti di lavoro, servizi online.
Il problema che affronta è concreto. Senza uno standard condiviso, ogni volta che si vuole far dialogare un modello con un nuovo strumento bisogna scrivere un collegamento su misura. Con tanti modelli da un lato e tanti strumenti dall’altro, il numero di integrazioni da costruire e mantenere cresce in fretta. Un protocollo comune riduce quel lavoro: chi realizza uno strumento lo espone una volta sola seguendo le regole di MCP, e qualsiasi applicazione che «parla» MCP può usarlo senza integrazioni dedicate. L’idea ricorda quella di una presa standard come l’USB: un solo tipo di connettore al posto di tanti cavi incompatibili.
MCP è nato circa un anno fa e si è diffuso rapidamente. Secondo i dati riportati nell’annuncio, i pacchetti per sviluppatori (le librerie con cui si integra il protocollo) superano i 97 milioni di scaricamenti al mese, e si contano oltre 10.000 server MCP pubblici attivi - cioè strumenti già pronti da collegare. Il supporto è presente in diversi prodotti diffusi, tra cui ChatGPT, Claude, Cursor, Gemini, Microsoft Copilot e Visual Studio Code. Sono cifre dichiarate da chi promuove lo standard, quindi da prendere come ordine di grandezza più che come misura esatta; restano comunque il segnale di un’adozione ampia.
Cosa è successo
Il cambiamento riguarda la governance, cioè chi decide come lo standard evolve. Fino a oggi MCP era guidato da Anthropic, l’azienda che lo ha creato. Con l’annuncio di dicembre, il protocollo è stato donato all’Agentic AI Foundation (AAIF), una nuova iniziativa ospitata dalla Linux Foundation.
La Linux Foundation è un’organizzazione senza scopo di lucro che fa da custode a molti progetti tecnologici aperti e molto usati; ne fanno parte, per esempio, il kernel Linux, Kubernetes e PyTorch. «Ospitare» un progetto significa mettergli intorno una struttura neutrale, con regole condivise, che non appartiene a un singolo fornitore.
L’Agentic AI Foundation nasce con l’obiettivo dichiarato di far crescere in modo aperto e collaborativo le tecnologie legate agli agenti, cioè i programmi di intelligenza artificiale che, oltre a rispondere, compiono azioni concrete usando strumenti esterni. È co-fondata da Anthropic, Block e OpenAI, con il sostegno di Google, Microsoft, AWS, Cloudflare e Bloomberg. Nasce con tre progetti fondanti: MCP, donato da Anthropic; goose, un progetto di Block; e AGENTS.md, una convenzione proposta da OpenAI. Il fatto che aziende spesso concorrenti tra loro contribuiscano insieme alla stessa fondazione è, di per sé, parte della notizia, sulla stessa scia di altri tentativi di dare regole condivise al modo in cui gli agenti AI vengono istruiti, come le Agent Skills di Anthropic.
Perché una fondazione neutrale conta
Qui sta il senso pratico dell’annuncio. Quando uno standard è controllato da una sola azienda, chi ci costruisce sopra dipende dalle scelte di quell’azienda: le sue priorità, il suo modello di business, la sua strategia. Se un giorno cambiassero, lo standard potrebbe seguirle. È il timore che frena molte adozioni, soprattutto quando si tratta di infrastruttura destinata a durare.
Affidare lo standard a una fondazione neutrale sposta il baricentro. Le decisioni non fanno più capo a un unico proprietario, ma a una struttura condivisa in cui più soggetti hanno voce. Non è una garanzia assoluta, ma riduce il rischio che lo standard venga piegato agli interessi di uno solo. È lo stesso percorso già seguito da progetti come Kubernetes e PyTorch, che sotto la Linux Foundation sono diventati riferimenti comuni proprio perché nessun fornitore ne detiene il controllo esclusivo.
Per chi valuta se investire tempo e codice su MCP, questo passaggio è rilevante. Una tecnologia di base - quella su cui si appoggiano altri strumenti - vale soprattutto per la sua stabilità e per la fiducia che ispira nel lungo periodo. Una governance non legata a un singolo vendor rende più credibile la promessa che lo standard resterà aperto e sostenuto anche in futuro.
Cosa cambia (e cosa no) nell’immediato
Per chi già usa MCP, nel breve periodo cambia poco sul piano tecnico. Secondo l’annuncio, il modello di governance introdotto in precedenza continua com’era: le decisioni sul protocollo restano in capo alle stesse persone che lo curano, i maintainer - cioè chi mantiene e fa evolvere il progetto - guidati dai contributi della comunità attraverso il processo con cui si propongono e discutono le modifiche. Lo sviluppo quotidiano prosegue senza interruzioni. Anthropic, dal canto suo, dichiara di voler continuare a investire nello sviluppo, a mantenere l’infrastruttura di base e a partecipare alla comunità.
In pratica, il cambiamento è più di forma che di sostanza tecnica: lo standard resta lo stesso, cambia la casa che lo ospita e le regole di chi ne decide il futuro. È proprio questo il punto della notizia. Non c’è una nuova versione del protocollo da adottare né un’API da riscrivere; c’è una diversa cornice di governo, pensata per dare più garanzie di neutralità.
Cosa resta da vedere
Qualche cautela è d’obbligo, senza sminuire l’annuncio. Il passaggio a una fondazione è un impegno di indirizzo, non un risultato già acquisito: la neutralità dichiarata andrà misurata nel tempo, guardando a come vengono prese le decisioni concrete e a quanto la comunità riesce davvero a influire. La presenza di molte aziende attorno allo stesso tavolo è un segnale positivo, ma governare uno standard condiviso richiede equilibrio costante.
C’è poi un aspetto più generale. MCP è uno standard giovane e in evoluzione: chi lo adotta fa bene a seguirne gli aggiornamenti e a non dare per definitivo tutto ciò che oggi è disponibile. Il passaggio sotto la Linux Foundation non congela il protocollo, lo affida a una struttura pensata per farlo maturare in modo aperto.
In sintesi
MCP è lo standard che permette alle applicazioni di intelligenza artificiale di collegarsi in modo uniforme a strumenti e sistemi esterni. Con l’annuncio di inizio dicembre 2025 è stato donato all’Agentic AI Foundation, una nuova fondazione sotto la Linux Foundation, insieme ad altri due progetti fondanti e con il sostegno di diverse aziende del settore. Sul piano tecnico cambia poco: gli stessi maintainer continuano a curarlo e lo sviluppo prosegue. Cambia la governance, che passa da una singola azienda a una struttura neutrale. Per chi costruisce sopra MCP è la differenza che conta di più: uno standard aperto e non legato a un solo fornitore è più facile da adottare con fiducia. Un impegno nella giusta direzione, di cui resterà da verificare la tenuta nel tempo.
