Google Cloud Platform: consulenza, gestione e migrazione su GCP - init.d
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Google Cloud Platform: consulenza, gestione e migrazione su GCP

Google Cloud gestito con criterio: infrastruttura chiara, costi sotto controllo.

Google Cloud è il nostro cloud primario: la piattaforma su cui portiamo la maggior parte dei progetti e quella che conosciamo meglio. Non ci limitiamo ad aprire un progetto e accendere macchine: disegnamo l’infrastruttura, la teniamo ordinata e ne controlliamo la spesa, con configurazioni documentate e un referente unico. L’obiettivo è un ambiente GCP chiaro, sicuro e mantenibile, che resta tuo anche il giorno in cui smettiamo di lavorare insieme.

Panoramica

Il catalogo di GCP è ampio, ma la differenza la fa il modo in cui i pezzi vengono messi insieme. Una base sana parte da una gerarchia di progetti sensata - produzione separata da staging e test - da reti VPC disegnate con criterio, da permessi IAM ridotti al minimo indispensabile e da una gestione dei costi attiva dal primo giorno, non dopo la prima fattura fuori scala.

Lavoriamo su Google Cloud da anni e ne apprezziamo gli aspetti concreti: la fatturazione al secondo, gli sconti per impegno d’uso, servizi gestiti come Cloud SQL che tolgono manutenzione senza togliere controllo, una rete globale che semplifica bilanciamento e latenze. Il nostro compito è rendere l’infrastruttura prevedibile: risorse dimensionate sul carico reale, spesa attribuita con le etichette, accessi tracciati e configurazioni descritte in file versionati anziché in click difficili da ricostruire. Meno magia, più controllo.

Problemi tipici che risolviamo

  • Il progetto GCP è nato da una prova gratuita ed è cresciuto a click → assessment completo di risorse, reti, IAM e spesa, poi rimettiamo ordine per gradi.
  • La fattura sale ogni mese e nessuno sa a cosa attribuirla → etichette per centro di costo, budget con alert e report leggibile delle voci principali.
  • Service account con ruolo Owner e chiavi sparse nei repository → ruoli IAM a privilegio minimo, chiavi rigenerate e accessi tracciabili.
  • Produzione, staging e test convivono nello stesso progetto → separiamo gli ambienti in progetti distinti, ognuno con permessi e budget propri.
  • VM accese 24 ore su 24 per lavori che girano un’ora al giorno → rightsizing, spegnimenti programmati e istanze spot per i carichi batch.
  • Snapshot mai pianificati e ripristini mai provati → pianifichiamo snapshot e backup su Cloud Storage e li verifichiamo con restore di prova.
  • Serve portare tutto su GCP da on-premise o da un altro provider → migrazione per fasi, testata prima, con piano di rollback scritto.

Cosa include

  • Assessment iniziale: fotografia di progetti, risorse, reti, IAM e spesa, con le priorità d’intervento messe nero su bianco.
  • Compute Engine: macchine virtuali dimensionate sul carico reale, immagini, dischi, snapshot pianificati e gruppi di istanze dove servono.
  • Reti e VPC: subnet, regole firewall, Cloud NAT e bilanciatori progettati per isolare e proteggere i servizi.
  • Cloud Storage: bucket per backup, asset e archivi, con classi di storage e policy del ciclo di vita adeguate ai dati.
  • IAM e sicurezza: ruoli e service account a privilegio minimo, ambienti separati e accessi che si possono ricostruire a posteriori.
  • Controllo dei costi: budget, alert di fatturazione, etichette di spesa, rightsizing e sconti per impegno d’uso dove convengono davvero.
  • Terraform dove serve: infrastruttura descritta come codice quando la complessità lo giustifica; configurazioni dirette e documentate altrove.

Stack e tecnologie

Su Compute Engine installiamo VM Linux, di norma su base Debian o Ubuntu Server, con lo stack applicativo dei nostri progetti: Nginx o Apache, PHP-FPM, MariaDB o PostgreSQL quando il database sta su istanza, Cloud SQL quando conviene il servizio gestito. Cloud Storage copre backup, asset e archivi; Cloud DNS e i bilanciatori completano l’esposizione dei servizi. Le reti VPC le progettiamo con subnet, firewall e Cloud NAT; le identità con IAM e service account dedicati per ogni applicazione.

Per l’automazione usiamo Terraform dove la complessità lo giustifica - mai per principio - e la gcloud CLI con script leggibili per gli interventi puntuali. Il monitoraggio passa da Cloud Monitoring o da Prometheus e Grafana, a seconda di cosa usi già. Tutto finisce in file versionati con le scelte spiegate: niente configurazioni che vivono solo nella console.

Un esempio d’intervento

Una software house ci ha chiesto di prendere in carico il progetto Google Cloud dove giravano le applicazioni dei suoi clienti: un unico progetto per tutto, service account con ruolo Owner condivisi tra più applicazioni e una fattura in crescita che nessuno sapeva spiegare. Siamo partiti dall’assessment: inventario delle risorse, mappa degli accessi, spesa per servizio. Poi, per gradi: ambienti separati in progetti distinti, ruoli IAM ridotti al necessario, chiavi rigenerate, etichette di costo e budget con alert, snapshot pianificati per i dischi e un primo ripristino di prova documentato. Le VM sovradimensionate sono state ridimensionate sui dati di utilizzo raccolti in un mese di osservazione. Risultato: spesa attribuibile cliente per cliente, fattura tornata prevedibile e un documento che descrive l’intera infrastruttura, consegnato a loro.

A chi si rivolge

  • Aziende e team che usano già Google Cloud e vogliono ordine, sicurezza e una spesa che si possa spiegare.
  • Software house e agenzie che cercano un partner per progettare o gestire l’infrastruttura GCP dei loro progetti.
  • Chi deve migrare da on-premise o da un altro cloud verso Google Cloud in modo pianificato, senza salti nel buio.
  • Progetti in crescita che vogliono un’infrastruttura riproducibile e descritta in file leggibili, non improvvisata.

Come lavoriamo

Il primo passo è sempre l’assessment: cosa gira, chi ha accesso, quanto costa. Da lì proponiamo interventi in ordine di priorità e li applichiamo per gradi, testando le modifiche prima di toccare la produzione; le migrazioni procedono per fasi, con backup verificati e rollback pronto. Budget e alert li impostiamo insieme, così la spesa resta un dato e non una sorpresa.

La copertura ordinaria va dal lunedì al venerdì, 10:00-18:00 , con presa in carico per priorità descritta nei tempi di risposta; per la gestione ricorrente di GCP la formula tipica sono i pacchetti ore, che non scadono. Preventivo gratuito, risposta in giornata lavorativa. E il progetto resta intestato a te: niente lock-in, mai.

Domande frequenti

Gestite anche progetti Google Cloud già avviati o solo nuovi setup?

Entrambi. Possiamo partire da zero disegnando l’infrastruttura, oppure prendere in carico un progetto GCP esistente: facciamo un assessment di risorse, reti, IAM e spesa, mettiamo ordine dove serve e poi lo gestiamo con configurazioni documentate. Nessun lock-in: il progetto e l’account di fatturazione restano intestati a te.

Come tenete sotto controllo i costi su Google Cloud?

Impostiamo budget e alert di fatturazione, etichette per attribuire la spesa a progetti e clienti, e ridimensioniamo le macchine sul carico reale. Dove ha senso attiviamo sconti per impegno d’uso e istanze spot per i lavori batch, spegniamo ciò che non serve e ti consegniamo un report leggibile della spesa, senza sorprese a fine mese.

Potete migrare la nostra infrastruttura attuale verso GCP?

Sì. Analizziamo l’ambiente di partenza, scegliamo l’approccio - rehost, replatform o un mix - prepariamo reti e IAM su GCP, poi migriamo per fasi con test e piano di rollback scritto. Ti lasciamo tutto documentato e riproducibile, così l’infrastruttura resta comprensibile anche dopo il passaggio.

Usate Infrastructure as Code o configurate a mano?

Dipende dalla complessità. Quando l’infrastruttura è articolata la descriviamo con Terraform: risorse versionate, ripetibili e revisionabili. Su ambienti piccoli preferiamo configurazioni dirette e ben documentate, perché uno strato di astrazione in più lì complica e basta. Per gli interventi puntuali usiamo la gcloud CLI; in ogni caso niente modifiche che vivono solo nella console.

Perché Google Cloud è la vostra prima scelta tra i provider?

Perché è il cloud su cui abbiamo standardizzato procedure e configurazioni: lo usiamo per la maggior parte dei progetti e lo conosciamo a fondo, il che si traduce in interventi più rapidi e meno improvvisazione. Detto questo non è un dogma: lavoriamo anche su AWS e DigitalOcean in alternativa e, su richiesta, su Azure, Hetzner e OVH.

Quanto costa farsi gestire Google Cloud da voi?

La tariffa oraria è unica: 75 €/ora. Per la gestione ricorrente convengono i pacchetti ore senza scadenza: 5 ore a 350 €, 10 a 660 €, 20 a 1.200 €. La copertura ordinaria è lun-ven 10:00-18:00, con un P1 preso in carico entro un’ora lavorativa; il preventivo è gratuito, con risposta in giornata lavorativa.

Intervenite anche di notte o nel weekend?

Con garanzia solo per i clienti che hanno un piano di reperibilità attivo, e solo per vere emergenze P1: produzione ferma, perdita di dati, incidente di sicurezza. La reperibilità è un canone mensile a posti limitati, attivabile sui sistemi che gestiamo noi e, dopo una valutazione caso per caso, anche su altri: prezzi e regole sono nella pagina Reperibilità. Senza piano la copertura è lun-ven 10:00-18:00 e l’intervento fuori orario è best effort: può capitare, ma non è garantito né esigibile. Gli interventi notturni o festivi pianificati con almeno 20 giorni di anticipo restano possibili per tutti, alla tariffa maggiorata.

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