Gemini CLI: un assistente AI open source nel terminale - init.d
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# Gemini CLI: un assistente AI open source nel terminale

Alessandro Corbelli~7 min read min
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Chi amministra server o scrive codice passa gran parte della giornata nel terminale: la finestra a testo dove si digitano comandi per far lavorare il computer. Molti assistenti basati sull’intelligenza artificiale, invece, vivono nel browser o dentro l’editor. C’è quindi un salto continuo tra il posto dove si fa il lavoro e il posto dove si chiede aiuto. Gemini CLI, annunciato da Google il 25 giugno 2025, prova a togliere quel salto: porta un assistente AI dentro il terminale, dove il lavoro succede davvero.

Cos’è Gemini CLI

Partiamo dai termini. CLI sta per command-line interface, cioè interfaccia a riga di comando: il modo di usare un programma scrivendo comandi testuali invece di cliccare su pulsanti. Un agente AI è un programma che, oltre a rispondere a domande, può compiere azioni concrete per conto di chi lo usa: leggere file, eseguire comandi, cercare informazioni.

Gemini CLI mette insieme le due cose. Si installa sul proprio computer, si avvia dal terminale e si dialoga con esso in linguaggio naturale, come si scriverebbe a un collega. Dietro le quinte usa Gemini, la famiglia di modelli AI di Google. Al momento del lancio l’assistente si appoggia a Gemini 2.5 Pro, un modello con una finestra di contesto da un milione di token, poi affiancato dalla generazione successiva descritta in Gemini 3.

Vale la pena spiegare quest’ultimo punto. Un token è un pezzetto di testo, più o meno una sillaba o una parola breve; la finestra di contesto è la quantità di testo che il modello riesce a tenere presente in una sola conversazione. Un milione di token è molto: significa poter passare al modello interi progetti, file di log lunghi o documentazione estesa senza doverli spezzare a mano.

Cosa sa fare

L’annuncio e la documentazione descrivono un assistente generico, non legato a un solo compito. Le cose principali che sa fare:

  • Leggere e capire il codice di un progetto, spiegarlo, proporre modifiche.
  • Eseguire comandi nel terminale e modificare file, sempre nella cartella su cui si sta lavorando.
  • Cercare sul web tramite Google Search per basare le risposte su informazioni aggiornate, invece che solo sulla conoscenza con cui il modello è stato addestrato.
  • Farsi guidare da istruzioni scritte: si può creare un file chiamato GEMINI.md con regole e contesto specifici del progetto, così l’assistente le tiene sempre presenti, un’idea vicina a quella degli Agent Skills.

Due caratteristiche meritano attenzione perché contano soprattutto per chi lavora con i server.

La prima è il supporto a MCP, sigla di Model Context Protocol. È uno standard aperto, nato per collegare gli assistenti AI a strumenti e sorgenti di dati esterni in modo uniforme. In pratica MCP fa da spina universale: permette di aggiungere a Gemini CLI la capacità di parlare con altri sistemi (un database, un servizio interno, un’API aziendale) senza reinventare ogni volta il collegamento.

La seconda è l’uso non interattivo. Oltre alla modalità a dialogo, l’assistente si può richiamare dentro uno script passandogli la richiesta direttamente. Questo lo rende un pezzo utilizzabile dentro l’automazione, non solo uno strumento da usare a mano.

Terminal window
# Avviarlo senza installare nulla in modo permanente
npx @google/gemini-cli
# Richiesta singola, senza interfaccia, adatta agli script
gemini -p "Spiega l'architettura di questo progetto"
# Output in formato JSON, più facile da elaborare in automatico
gemini -p "Elenca i servizi definiti" --output-format json

Open source, con una precisazione

Il codice di Gemini CLI è pubblicato su GitHub con licenza Apache 2.0. È una licenza open source permissiva molto diffusa: consente di usare, modificare e ridistribuire il programma, anche in contesti commerciali, con obblighi minimi. Concretamente vuol dire che chiunque può leggere il codice per capire cosa fa, segnalare problemi, proporre correzioni o adattarlo alle proprie esigenze. Per uno strumento che esegue comandi sul proprio computer, poter ispezionare il codice non è un dettaglio.

Serve però una precisazione onesta, perché la parola “open source” qui riguarda una parte sola. Ad essere aperto è il programma che si installa in locale, cioè l’agente. Il modello Gemini, invece, resta un servizio di Google che gira sui suoi data center: non è open source e non è scaricabile. Detto altrimenti, le richieste e il contesto (il testo, il codice, i file che si condividono) vengono inviati ai server di Google per essere elaborati. Il calcolo avviene nel cloud, non sul proprio computer.

Quanto costa e i limiti d’uso

Al lancio Google offre un accesso gratuito legato al proprio account Google personale. I limiti dichiarati sono 60 richieste al minuto e 1.000 richieste al giorno, senza costi. Nel pacchetto gratuito è inclusa anche una licenza base di Gemini Code Assist, il servizio di assistenza al codice della stessa famiglia.

Per chi ha bisogno di più - per esempio un’azienda o un uso intensivo - ci sono le alternative a pagamento: si possono usare le chiavi di Google AI Studio o di Vertex AI, con fatturazione a consumo, oppure le licenze Gemini Code Assist Standard ed Enterprise. La versione gratuita basta per provarlo e per un uso personale; oltre una certa soglia si passa a un piano a pagamento.

Perché interessa a sistemisti e sviluppatori

Il valore non sta nella novità in sé, ma in dove si colloca lo strumento. Chi gestisce sistemi ha già il terminale aperto: avere lì un assistente evita di cambiare contesto. Alcuni usi pratici che ricorrono nel lavoro quotidiano:

  • Farsi spiegare un messaggio di errore o un pezzo di file di log senza incollarlo altrove.
  • Ottenere una bozza di comando o di configurazione da rivedere, invece di scriverla da zero.
  • Capire in fretta un progetto ereditato da altri, chiedendo una descrizione della sua struttura.
  • Inserire una richiesta all’assistente dentro uno script, sfruttando la modalità non interattiva.

Il fatto di essere open source e basato su uno standard aperto come MCP riduce inoltre il rischio di restare legati a un solo fornitore per la parte client: il programma si può leggere, adattare e, in teoria, collegare ad altri strumenti.

I limiti e le cautele

Prima di adottarlo conviene tenere presenti alcuni punti, senza entusiasmi.

È in preview. Google lo descrive come versione in anteprima: può contenere errori, comportamenti che cambiano e funzioni ancora instabili. Non è il caso di costruirci sopra processi critici senza un’alternativa.

I dati escono dal computer. Poiché il modello gira nel cloud, ciò che si condivide con l’assistente viene inviato a Google. Per contenuti riservati - codice proprietario, credenziali, dati di clienti - è un aspetto da valutare con attenzione e da regolare secondo le proprie politiche, anche alla luce dei requisiti del GDPR lato infrastruttura.

Esegue comandi e modifica file. È la sua forza, ma anche il suo rischio. Un agente che può lanciare comandi va supervisionato: conviene rivedere ciò che propone prima di autorizzarlo, soprattutto su sistemi in produzione.

Può sbagliare. Come ogni modello di questo tipo, a volte produce risposte errate o inventate. L’output va trattato come una bozza da verificare, non come una verità da applicare così com’è.

In sintesi

Gemini CLI è un agente AI che vive nel terminale: legge codice, esegue comandi, cerca sul web e si può richiamare dentro gli script. Il programma è open source con licenza Apache 2.0, mentre il modello Gemini che lo alimenta resta un servizio nel cloud di Google. C’è un piano gratuito con limiti generosi e opzioni a pagamento per usi più intensi. È utile perché mette l’assistente dove sistemisti e sviluppatori già lavorano, ma va usato con giudizio: è in anteprima, invia i dati al cloud e può eseguire azioni sul sistema. Uno strumento in più, da tenere sotto controllo, non un pilota automatico.

Fonti

Tux versione Gandalf, mascotte del blog init.d

init.d è il team di Alessandro Corbelli, sistemista Linux e sviluppatore backend con oltre vent’anni di esperienza. Progetta e gestisce infrastrutture cloud (Google Cloud, AWS, Azure), server farm e architetture ad alta disponibilità, e sviluppa software su misura in Laravel/PHP e Vue - dalla piattaforma di food delivery Take2Me ai gestionali dei nostri clienti. Su questo blog condividiamo note tecniche su Linux, sistemistica, sviluppo, DevOps ed e-commerce.


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